Palazzo Vecchio - Piazza della libertà 5 - Bagnacavallo (RA)
tel. 320 8381863 - 329 2054014
e-mail: cinemabagnacavallo@gmail.com

venerdì 21 dicembre 2007

Si riparte il 12 Gennaio

NUOVO CINEMA BAGNACAVALLO 2008

Il cinema del presente

www.cinemabagnacavallo.blogspot.com

programma gennaio/febbraio 2008

Seconda parte della seconda edizione della rassegna invernale "Nuovo Cinema Bagnacavallo" in programma nel ex-convento di San Francesco dal 12 gennaio fino al 28 febbraio, con due proiezioni la settimana (giovedì e sabato).

Dopo una prima parte della rassegna dedicata al cinema documentario, autodistribuito e anteprime, con ben 6 incontri con gli autori; la seconda parte sarà riservata ai film di qualità usciti in questa stagione cinematografica, ad una serata dedicata alla musica e libri ed un incontro con i documentaristi dell’emilia-romagna. inoltre, grande novità, sarà l’introduzione di corsi di formazione: il primo dedicato alla formazione di videomakers attraverso l’uso della videocamera e il montaggio video tutti i giovedì dal 24 gennaio al 28 febbraio tenuto da Gianni Gozzoli e Alan Angelini, il secondo sarà un workshop col foro stenopeico tenuto dal fotografo Beppe Bolchi, il 23 e 24 febbraio.

Sabato 12 gennaio

Si parte il 12 gennaio con alle 18.30 l’inaugurazione della mostra fotografica di Sabrina dal titolo roCKmagna mia… dove va la musica !?! bel reportage artistico sulla fruizione e ascolto della musica nella nostra regione oggi.

Alle 19 sarà la volta dell’incontro con lo scrittore e musicista bolognese Gianluca Morozzi.

Alle 21 ci sarà uno speciale dedicato al film d’animazione culto del 1968 dei Beatles Yellow submarine”. I Beatles nel film d'animazione culto del 1968. Psichedelico, surrealismo, pop art, per sentire (e capire) gli anni 60.

Presenta la serata Luigi Bertaccini, dj, musicista ed esperto di storia del Rock.

Giovedì 17 gennaio

Proiezione del documentario LE VIE DEI FARMCACI , che ha vinto il premio per il miglior documentario italiano al X festival di Torino CinemAmbiente, e incontro con i registi MICHELE MELLARA E ALESSANDRO ROSSI.

Perché nel Sud del mondo ci sono ogni anno quindici milioni di persone che muoiono a causa di malattie che sarebbero facilmente curabili?” Questo è l’interrogativo che muove i due registi Michele Mellara e Alessandro Rossi in un’accurata indagine capace di svelare i meccanismi che si nascondono dietro al vero e proprio monopolio planetario messo in atto da Big Pharma (ovvero il cartello delle cinque più importanti multinazionali produttrici), responsabile, in maniera più o meno diretta, del perdurare di emergenze sanitarie apparentemente irrisolvibili.

Sabato 19 e giovedì 24 gennaio

Tideland - Il mondo capovolto di Terry Gilliam.

Jeliza-Rose vive assieme ai genitori, entrambi dediti all'uso di eroina: dopo la morte della madre per overdose, la bambina si trasferisce assieme al padre da Vancouver a una vecchia casa in mezzo alla campagna. Qui, deceduto anche il padre, la piccola inizia una nuova vita, circondata da bizzarri personaggi e a metà tra sogno e fantasia…

Sabato 26 e giovedì 31 gennaio

In questo mondo libero di Ken Loach

Angie è una giovane donna divorziata con un figlio undicenne, Jamie, che vive con i nonni. Licenziata in tronco da un'agenzia per cui procurava manodopera proveniente dai paesi dell'Est, Angie decide di mettersi in proprio. Insieme all'amica Rose crea un'agenzia di reclutamento che gestiranno in coppia. Il confronto con la realtà dell'immigrazione, clandestina e non, le imporrà delle scelte che non andranno tutte nella stessa direzione.

Sabato 2 e giovedì 7 febbraio

Sicko di Michael Moore

Michael Moore colpisce ancora. Questa volta il suo bersaglio è il sistema sanitario statunitense che costringe migliaia e migliaia di persone a morte certa perché prive di un'assicurazione. Ma questo argomento non è che il prologo di Sicko perché in un breve arco di tempo l'attenzione si concentra su quelli che invece una copertura assicurativa ce l'hanno ma scoprono che le grandi e piccole società del settore escogitano qualsiasi strategia per evitare di pagare il dovuto.


Sabato 9 e giovedì 14 febbraio

Le ragioni dell’aragosta di Sabina Guzzanti

Un pescatore di aragoste contatta Sabina Guzzanti per sensibilizzarla sullo spopolamento del mare nella Sardegna occidentale. Inizialmente non interessata, l'attrice si entusiasma quando scopre il passato di operaio alla Fiat del pescatore. Non solo, ma allestire uno spettacolo per attirare l'attenzione dei media sulle aragoste potrebbe essere l'occasione per riunire la banda di Avanzi dopo 15 anni. Senza contare che Pierfrancesco Loche, una delle colonne del gruppo di allora, si è trasferito nel villaggio di Su Pallosu e sarebbe felice di ospitarli. Inizia così un'avventura artistica e umana esaltante ma anche densa di ostacoli.


Sabato 16 e giovedì 21 febbraio

Fast food nation di Richard Linklater

Il direttore marketing della Mickey's Food Restaurants (una catena di fast food) si trova a dover lasciare il suo comodo ufficio in California per raggiungere il luogo dove si trova l'industria che macella le bestie e produce gli hamburger che fanno la fortuna della sua impresa commerciale. C'è infatti il sospetto che la carne non sia igienicamente a norma. Nello stabilimento di macellazione lavorano numerosi immigrati messicani giunti negli States illegalmente. Il film segue le loro vicende e quelle del manager.

Sabato 23 e giovedì 28 febbraio

Piano Solo di Riccardo Milani

Rimasto profondamente turbato dalla morte accidentale della madre, il piccolo Luca Flores trova una scappatoia dalla realtà suonando il pianoforte. Dopo il diploma al conservatorio viene introdotto al jazz di Bud Powell e nel giro di qualche anno si fa notare dai maggiori musicisti italiani e da Chet Baker, che lo chiama ad accompagnarlo nel tour europeo.

Da segnalare inoltre le seguenti iniziative che si svolgeranno all’interno della sala cinematografica:

dal 12 gennio al 28 febbraio all’interno del cinema mostra fotografica di Sabrina dal titolo roCKmagna mia… dove va la musica !?! Bel reportage artistico sulla fruizione e ascolto della musica nella nostra regione oggi.

tutti i giovedì dal 24 gennaio al 28 dalle 18 alle 20

Corso per videomakers

uso della videocamera e il montaggio video, tenuto da Gianni Gozzoli e Alan Angelini.

Il corso vuol dare una preparazione di base per organizzare e gestire l’intero processo di creazione di un video.

Il laboratorio audiovisivo sarà diviso in due momenti: il laboratorio visivo e quello pratico. Nel laboratorio visivo si attraverseranno le varie forme della produzione audiovisiva (film, videoclip, cortometraggi, documentari). Affronteremo quindi la fase di scrittura e di sviluppo del progetto attraversando i momenti “classici” dello scrivere per immagini: soggetto, trattamento e sceneggiatura. Il Laboratorio pratico fornirà le conoscenze tecniche di base, necessarie alla realizzazione di un video: tecniche di ripresa, utilizzo delle videocamere e dei programmi di montaggio al computer. L’obiettivo finale sarà la realizzazione completa di un prodotto audio-video, risultato di un percorso che vedrà i partecipanti affrontare sia problemi di natura tecnico-pratica che di natura artistica ed estetica.

Docenti: Gianni Gozzoli educatore ai mass media e alla multimedialità nelle scuole medie superiori, operatore culturale nell'ambito cinematografico, videomaker e presidente di un cineclub.

Alan Angelini videomaker, laureato al Dams di Bologna ha lavorato come fotografo, operatore video, assistente al montaggio e alla regia.

Durata: 6 Lezioni - Lezioni di 2 ore - Totale 12 ore

Sede: Convento di San Francesco, via Cadorna 14 Bagnacavallo ̀

Periodo: giovedì sera. 24/01, 31/01, 7/02, 14/02, 21/02, 28/02

dalle ore 18 alle 20

Costo: 90 euro - 80 euro studenti

Per info e prenotazioni: 347 1819575 – fuoriquadro@libero.it

sabato 23 e domenica 24 febbraio

il secondo sarà un workshop col foro stenopeico tenuto dal fotografo Beppe Bolchi

Beppe Bolchi collabora con le più importanti Scuole di Fotografia in Italia. Ha partecipato ad Arles, al Festival Internazionale della Fotografia 2000,2001 e 2005 come curatore di Workshop sulle tecniche creative con l'utilizzo delle pellicole a sviluppo immediato. Sue fotografie sono esposte al Museum of Fine Arts di Boston, Milano, Villajoyosa in Spagna, Glasgow. Sue fotografie fanno parte della Collezione Italiana Polaroid. Molte delle sue immagini vengono regolarmente pubblicate da numerose riviste. Dal 2002 si dedica alla organizzazione di mostre ed eventi fotografici, fra cui la mostra su Ansel Adams dalla Collezione Polaroid tenutasi al Castello Sforzesco di Milano e quella su Giovanni Gastel al Museo del Tessile di Busto Arsizio.

per info e prenotazioni: 349 5758562 – photo@polaser.org

venerdì 14 dicembre 2007

Sabato 15 e giovedi 20 - The U.S. vs. John Lennon





The U.S. vs. John Lennon

Un film di David Leaf, John Scheinfeld. Genere Documentario, colore 99 minuti. - Produzione USA 2006.

"All We Are Saying Is Give Peace a Chance". Il mantra di John Lennon è stato uno degli inni rivoluzionari pacifisti con la più alta capacità di penetrazione nel mondo anglosassone e non. Il più 'politico' dei Beatles (che avrebbe scritto e musicato quell'evergreen che è Imagine) era all'epoca già entrato nella "fase Yoko Ono" che avrebbe poi portato alla dissoluzione del gruppo scatenando le ire dei fan e dando il via alle accuse nei confronti della compagna orientale del musicista.
Questo documentario, che vede l'attiva collaborazione della vedova e che pertanto non può metterla in cattiva luce, ha comunque il pregio di mostrare, attraverso molti documenti inediti e interviste a chi all'epoca era entrato in contatto con il musicista, un'altra faccia della medaglia. È quella di una pop star all'apice del successo che, grazie forse anche a un'infanzia e adolescenza travagliate, sente il bisogno di fare qualcosa per un mondo che sia più in pace con se stesso. Sono gli anni della guerra nel Vietnam e Lennon è pronto a manifestare il suo dissenso in tutte le forme possibili. A partire dal "bed in" ad Amsterdam in favore della pace con la stampa ammessa periodicamente attorno al talamo nuziale fino all'attivo sostegno delle campagne anti Nixon negli States. Ed è qui che ebbe inizio il tentativo da parte dell'FBI di Edgar Hoover (che riferiva direttamente alla Casa Bianca) di espellere l'artista dal territorio americano. Perché giustappunto l'artista stava diventando sempre più 'politico' e riusciva, con il concerto di una sola serata, a far rivedere una sentenza che condannava pesantemente per l'uso di marijuana un'attivista pacifista. Questo Lennon era stato presentato all'epoca in Europa più come uno stravagante performer che come un impegnato militante. Le testimonianze di Walter Cronkite, di Angela Davis, di Ron Kovic (ricordate Nato il 4 luglio?), di George McGovern e di numerosi altri illuminano ora questo aspetto sinora mai abbastanza messo in luce della sua personalità. I Beatles all'epoca apparivano come il gruppo 'perbene' da contrapporre ai dissacranti Rolling Stones. Ma chi può ricordare un altrettanto partecipe attivismo politico da parte di Mick Jagger? Documentari come questo, che provvedono a far rivedere criticamente certi giudizi aprioristici, sono i benvenuti.

domenica 9 dicembre 2007

Giovedì 13 dicembre - Premio Ilaria Alpi

Gara de Nord copii pe strada
un film di Antonio Martino


Dopo la caduta del regime di Ceusescu molti bambini ospiti di orfanotrofi o appartenenti a famiglie disastrate arrivano dalle zone piu povere della Romania e si riversano nelle strade di Bucarest, in particolare alla stazione nord, cercando di sopravvivere a stento chiedendo l'elemosina, prosituendosi e vivendo nei canali sotteranei dei tubi dell'acqua calda che attraversano la città.
Cosa è cambiato per questi bambini dopo 16 anni dalla caduta del regime di Ceusescu?


Dichiarazioni del regista

Dopo una lunga serie di violenti fatti cronaca perpetrate nel 2005 in Italia da parte di giovanissimi rumeni, decisi di andare in Romania per capire meglio ed analizzare le vere condizioni di una società che a stento cerca di riprendersi dopo gli orrori post Ceusescu.
Mi sono chiesto spesso cosa spingesse questi giovani ragazzi rumeni ad essere cosi violenti e spietati, quale fosse il loro background e come avessero passato la loro infanzia, e andando in Romania ho avuto qualche piccola risposta.
Traendo spunto dal libro di Massimigliano Frassi “I bambini delle fogne di Bucarest”, scritto qualche anno dopo la caduta del regime di Ceusescu, che parla della tragica condizione in cui spesso si sono trovati i bambini in Romania negli ultimi anni, e traendo spunto anche dall’esperienza del clown francese Miloud con i bambini che vivevano nei lunghi canali della capitale rumena, decisi nel 2005 di realizzare un video per capire se esistono ancora bambini di strada in a Bucarest ed eventualmente quali fossero le loro condizioni.


Essendo un regista indipendente e non avendo molti soldi da investire nel progetto, ho contattato alcune persone rumene via internet chiedendo loro una mano per realizzare il video, non essendo riuscito a trovare in Italia una sola associazione umanitaria o un solo ente pubblico disposto ad aiutarmi o che fosse interessato al mio progetto. Alla fine sono riuscito a contattare Emanuela Duriga, una giovane psicologa di Bucarest che è stata disposta a farmi da guida e ad offrirmi la sua professionalità di psicologa.
Ho realizzato questo video solo con l’apporto di una telecamera palmare, senza un microfonista, un direttore della fotografia o una segretaria di edizione, dovendomi occupare contemporaneamente di quasi tutti gli aspetti tecnici che riguardavano la realizzazione del documentario.
Inoltre, a causa di una legge che il governo rumeno definisce anti-pedofilia, che vieta di filmare o fotografare bambini minorenni (ma alla fine impedisce solamente ai giornalisti di indagare sulle reali condizioni di questi bambini), ho dovuto filmare spesso con la telecamera nascosta o quasi, rischiando più volte di essere arrestato dai poliziotti (che alla fine mi rilasciavano sempre dopo aver dato loro delle piccole mancette).
Penso però che grazie a questa impossibilità ad operare in modo professionale, grazie anche alle moderne telecamere digitali, sono riuscito ad avvicinarmi moltissimo alla vera realtà di questi bambini che vivono nei canali della città di inverno e per strada d’estate, vittime della pedofilia di strada(perpetrata spesso da turisti stranieri), della droga, e di abusi da parte di genitori alcolizzati, all’autolesionismo. Spesso le televisioni italiane riportano crudelmente notizie di reati perpetrati da giovani rumeni in Italia, ma quasi mai parlano della condizione sociale, culturale nelle quali questi ragazzi sono cresciuti prima di venire in Italia a fare i criminali.

Premi.
• Premio Visioni Doc, Visioni Italiane filmfestival, Bologna 2006
• Premio Iceberg sezione video, concorso Iceberg indetto dal Comune di Bologna, bologna 2006/2007
• Premio Shortvillage, Corto Imola Filmfestival, Imola 2006


Democracy Rocks
di Leonardo Ferri

Diciannove giorni nell'aprile del 2006 hanno cambiato il Nepal restituendolo alla democrazia. Girato fra il settembre del 2005 e il febbraio del 2007, Democracy Rocks racconta la rivoluzione che ha cambiato il volto del paese himalayano attraverso la voce dei suoi protagonisti.

Leonardo Ferri
Giornalista freelance, Ferri studia fotografia e cinema a Firenze e Torino. Nel 2004 inizia la produzione di video documentari con particolare attenzione al fenomeno della transizione e dei conflitti, girando in Sudafrica, Romania, Nepal e India.

venerdì 7 dicembre 2007

Sabato 8 dicembre - Mitumba The second-hand road


Mitumba The second-hand road

un documentario di Raffaele Brunetti del 2005, prodotto dalla B&B Film in coproduzione con Filmtank Hamburg, NDR,Arte e YLE.

E' la storia di una maglietta e del suo viaggio dal nord al sud del mondo. Una riflessione su chi si veste di prima e chi di seconda mano e, soprattutto, di quello che c’è tra la prima e la seconda vita degli indumenti.

E’ stato selezionato al Nanook Film Festival (Palermo, Nov. 2005), Circuito Off - Venice International Short Film Festival (Venezia, Nov. 2005), Human Rights Film Festival (Parigi, Marzo 2006), 16th African, Asian and Latin American Film Festival (Milano, Marzo 2005), Flahertiana (Perm, Russia, Maggio 2006) Arcipelago (Roma, Giugno 2006) e in concorso per il David di Donatello 2006.

La maglietta di Felix, un bambino tedesco di 10 anni, finisce nel cassonetto per la raccolta di abiti usati, da qui inizia il suo cammino che la porterà dall'Europa all'Africa: inizialmente viene donata, poi raccolta, poi venduta e comprata più volte, fino a giungere al termine del suo viaggio ad essere indossata da Lucky, un bambino di 9 anni in uno sperduto villaggio in Tanzania. Si ripercorre la via del commercio degli abiti usati, una via tortuosa e ancora sconosciuta che rivela una realtà sorprendente e sconosciuta a molti.


Note del regista

Mia moglie era appena tornata da un viaggio in Burundi. Mi mostrava delle fotografie quando una in particolare colpì la mia attenzione. Un bambino africano, davanti ai resti delle case distrutte dai massacri etnici, indossava una maglietta con su scritto “Club Ippico Olgiata Roma”. L’Olgiata è una ricca ed esclusiva area di Roma. Il contrasto tra il bambino, l’ambiente e la maglietta che indossava mi attraeva. Cosa c’era dietro quella maglietta, come aveva raggiunto quel posto impossibile? Le ricerche che seguirono aumentarono ancora la mia curiosità. Nessuna associazione benefica aveva donato quella maglietta al bambino, era stata invece acquistata al mercato. In alcuni paesi Africani i vestiti usati costituiscono la prima voce di importazione dove il 90% della popolazione si veste di seconda mano. Li chiamano “I vestiti dei bianchi morti” perché in Africa é inconcepibile pensare di disfarsi di cose ancora utilizzabili a meno che non appartengano a qualcuno ormai morto.

In collaborazione con Associazione amici del Mozambico e Colletivo Burkina Faso

sabato 1 dicembre 2007

Sabato 1 e giovedi 6 dicembre - LE FERIE DI LICU


Licu è un immigrato regolare del Bangladesh che lavora nella Capitale: nonostante i duri orari di lavoro, non si lamenta e vive da "romano", tifando la squadra di Totti e sforzandosi di parlare il migliore italiano possibile. D'un tratto però, si trova a dover tornare in Patria per celebrare un matrimonio "combinato", usanza tipica e radicata nella cultura e nelle tradizioni del suo paese natale…
Il mese di ferie (non pagate) cui si riferisce il titolo è il periodo che serve a Licu per tornare in un Bangladesh devastato dalle alluvioni, e conoscere e sposare Fancy, ragazza a lui del tutto sconosciuta, scelta dalla famiglia per essere la sua promessa sposa.
Più documentario che film, visto che tutto quello che vediamo scorrere sullo schermo è vera vita vissuta dai protagonisti, Le ferie di Licu è un valido strumento per permettere di analizzare, studiare e capire (forse) meglio il fenomeno dell'immigrazione e le problematiche che vi sono sottese. Licu è un immigrato senza particolari problemi: curioso, volenteroso, pronto a fare sacrifici: nonostante la sua tensione verso la completa integrazione però, non rinuncia alle tradizioni del suo paese natale che, anzi vive, in modo entusiasta. Sul piatto il regista Vittorio Moroni mette parecchia carne al fuoco, forse troppa, con un'opera che mostra asetticamente anche parecchi punti oscuri (almeno ad occhi occidentali) della vicenda di Licu e Fancy,in primis la condizione della donna e il suo stato di quasi segregazione. Certo è che l'opera suscita più di una riflessione: dopo aver visto tanti matrimoni combinati per "finzione cinematografica", stavolta il pubblico si deve confrontare con la, a tratti incomprensibile, realtà dei fatti. Anche questo film, come il precedente Tu devi essere il Lupo, è stato prodotto Da Vittorio Moroni con il coraggioso sistema dell'autofinanziamento. (da mymovies.it)

giovedì 29 novembre 2007

Giovedì 29 e Venerdi 30 - Franco D'Andrea - Jazz Pianist


Giovedì 29 novembre
Sala Oriani Ex Convento San Francesco dalle ore 20.30 ingresso 8 € + calice degustazione
In collaborazione con CINECIRCOLO FUORI QUADRO proiezione del film documentario Franco D'Andrea - Jazz Pianist di Andreas Pichlerita 2006 - 55 min
Nato da un’idea di Ewald Kontschieder, il documentario è un omaggio ai 65 anni di Franco D’Andrea, che ci racconta del suo rapporto assoluto con la Musica, della sua famiglia, dei suoi allievi, della sua visione del mondo.
Nel film sono utilizzate foto inedite e spezzoni di vecchi filmati concessi per l’occasione dalla Rai.Amici e colleghi contrappuntano parole e musica con aneddoti e retroscena. Tra gli altri: Enrico Rava, Bruno Tommaso, Stefano Battaglia Claudio Fasoli, Ernst Reijseger, e Paolo Fresu.Il film è stato presentato per la prima volta al Cinema Metropolitan di Siena nell'ambito della 36° edizione dei Seminari Estivi del Siena Jazz. Proiettato alla Casa del Jazz di Roma e in concorso al Milanodocfestival 2007
A seguire in concerto :TIRODARCOAchille Succi: clarinettoDimitri Sillato: violinoSalvatore Maiore: violoncelloRoberto Bartoli: contrabbasso
Il quartetto Tirodarco nasce nel 2003 e riunisce musicisti di estrazione jazzistica che hanno sempre frequentato musiche diverse, spaziando dai territori più etnici a quelli più vicini alla musica contemporanea e classica.La caratteristica di questo quartetto è proprio la sonorità degli archi accostati al clarinetto: sonorità che, pur essendo legata alla tradizione classica e quindi ad un certo tipo di repertorio, in questo caso viene trattata in maniera inusuale e diventa espressione di un nuovo modo di concepire un organico di questo tipo.Il repertorio comprende composizioni originali degli stessi componenti, brani ricchi di riferimenti alle musiche popolari sia balcaniche che sudamericane, come al jazz di matrice europea, oltre ad alcuni arrangiamenti di composizioni di Bartok e Schostakovic, trattate con spirito libero e dando ampio spazio alle improvvisazioni estemporanee.Una formazione che lavora fuori da schemi prefissati, spesso reinventando il ruolo dei singoli strumenti alla ricerca di impasti sonori sempre più originali.
Achille Succi, nato a Modena nel 1971, è uno dei talenti più interessanti nel panorama dei musicisti italiani emergenti. Autodidatta, ha studiato tra l'altro al "Berklee College" di Boston, e a "Siena Jazz", dove oggi è docente.Ha collaborato con Dave Liebman, George Russell, Kenny Wheeler, Steve Coleman, Ernst Reijseger, Carla Bley, Louis Sclavis, Bruno Tommaso, la New Jungle Orchestra di Pierre Dørge, l'Italian Instabile Orchestra etc., suonando in varie nazioni come Francia, Repubblica Slovacca, Svizzera, Belgio, Germania, Slovenia, Danimarca, Israele, Tunisia, Brasile, Australia e Stati Uniti. Solista estremamente dotato e generoso, dall'estro melodico e vertiginosamente virtuosistico, manifestato anche nella composizione, a suo agio sia in contesti più marcatamente jazzistici che in territori più aperti, Achille Succi è da considerarsi tra le promesse più interessanti del panorama nazionale. Attualmente fa parte di formazioni come Belcanto di Ettore Fioravanti, Gramelot Ensemble di Simone Guiducci, Caos Ensemble di Alfredo Impullitti, Nexus, Eleven di Franco D'Andrea, del la Proxima Centauri Orchestra di Giorgio Gaslini, e più recentemente della Dolmen Orchestra di Nicola Pisani.
Venerdì 30 novembre Sala Oriani Ex Convento San Francesco dalle ore 20.30 ingresso 8 € + calice degustazione
In collaborazione con CINECIRCOLO FUORI QUADRO
proiezione del film documentario Franco D'Andrea - Jazz Pianist di Andreas Pichlerita 2006 - 55 min
A seguire in concerto: MATTEO ZACCHERINI TRIOMatteo Zaccherini pianoforteMauro Mussoni contrabbassoLele Veronesi batteriaLa formazione nasce nel 2004, grazie al particolare interesse per la musica jazz (BEBOP), e ripropone, con proprie idee creative, alcuni brani di musicisti che hanno fatto la storia del jazz.

domenica 25 novembre 2007

martedi 27 - Nino Migliori a Bagnacavallo


martedi 27 alle 21 incontro gratuito con uno dei più grandi fotografi italiani: NINO MIGLIORI

Nino Migliori
Gli inizi della fotografia di Migliori (1948) sono segnati da diverse linee che convivono parallelamente.
Da un lato la tradizione del fotogiornalismo “impegnato “ dall'altro la cultura d'immagine dell'informale con tangenze precise con il Bauhaus e, soprattutto, Dada. Nel corso del tempo si verrà precisando il significato tutto metalinguistico di tali operazioni: non dipinti e quadri informali, in cui ci si serve di sviluppo e fissaggio invece che di colore, bensì fotografie in senso pieno che mostrano le basi materiali del loro farsi. Su queste linee Migliori prosegue le ricerche sino alla fine degli anni Sessanta . Da allora il suo lavoro assume valenze concettuali ed é questa la direzione che negli anni successivi tende a prevalere unita ad un impegno sempre crescente come organizzatore e animatore culturale.

Nel 1982 da vita ad Abrecal - Gruppo di ricerca percezione globale. La sua è una ricerca talmente interna ad un'idea di estetica totale da arrivare alla negazione dell'estetica stessa, della figura dell'artista come demiurgo.
Sue opere sono conservate alla Galleria d'Arte Moderna - Bologna; CSAC - Parma; Museo di Praga; Galleria d'Arte Moderna - Roma; Bibliothèque National - Parigi; Musée Reattu - Arles; Museum of Modern Art - New York; Museum of Fine Arts - Houston; Museum of Fine Arts - Boston; Polaroid International Museum - U.S.A. ed altri.

Dal 1978 al 1998 Nino Migliori ha insegnato Storia della Fotografia al Corso di perfezionamento presso l'Università di Parma. E' da quell'anno che iniziano i suoi incontri sistematici con i giovani. Frutto di quella prima esperienza è il catalogo Off camera. Con Giocafoto, del 1986, Migliori da avvio ad un lavoro con gli alunni delle scuole elementari e medie utilizzando la polaroid. Da questi numerosi incontri nasceranno Un paese immaginato, Bambini fra le immagini, I bambini leggono Missoni e I bambini leggono Saporiti.
Nel 1995 inizia la collaborazione con il Comune di Cavezzo attraverso la realizzazione di workshops sul linguaggio della sperimentazione, Luci e tracce, che si svilupperanno e articoleranno per diversi anni .

Nell’incontro con l’autore organizzato a Bagnacavallo dal Gruppo Polaser in collaborazione col Cinecircolo Fuoriquadro e col Comune di Bagnacavallo, Migliori presenterà e commenterà la proiezione “Dal neorealismo alla sperimentazione e progetto” che comprende oltre 50 anni di storia della fotografia italiana: la storia di Nino Migliori artista e fotografo.

sabato 24 novembre 2007

sabato 24 - Checosamanca




sabato 24 il film Checosamanca.
http://www.checosamanca.it/
un film documentario politico sullo stato presente dell’Italia, un film collettivo di giovani e giovanissimi registi con una visione alla "Petri" e alla "Rossellini".
prodotto da Eskimosa Feltrinelli e Rai Cinema
"Checosamanca®" è un progetto cinematografico innovativo che ha coinvolto 10 giovani registi italiani, selezionati da un gruppo più ampio di 65 partecipanti. Si tratta di un lungometraggio documentaristico che ricostruisce alcuni aspetti della realtà italiana, attraverso la narrazione di sette storie con ambientazioni, temi e personaggi diversi. Checosamanca® è un "film collettivo" nutrito di materiali e personaggi diversi, girato da più mani, ma montato da un'unica mente, quella di Esmeralda Calabria (Romanzo Criminale, La stanza del Figlio, Il caimano). Il film racconta sette storie che trattano tematiche sociali importanti, attuali e irrisolte, legate all'emergenza rifiuti, a sottili ma pericolose forme di inquinamento, alla privatizzazione dell'acqua, alla vita dei cani randagi di Catania, alle nuove forme di difesa legale che nascono sulla strada. E'un film politico, di denuncia che offre allo spettatore "la conoscenza" su alcuni aspetti critici della realtà italiana. Il Film è presentato in prima mondiale alla Festa del Cinema di Roma ed è prodotto da Eskimosa, una società di distribuzione e produzione cinematografica del gruppo Feltrinelli. Eskimosa cura ed edita due collane di cinema (DVD + libro) pubblicate da Feltrinelli e distribuite in tutte le librerie italiane: Le Nuvole collana di cinema d'autore e Feltrinelli Real Cinema, collana di documentari e cinema politico, in cui uscirà Checosamanca®

domenica 18 novembre 2007

Giovedì 22 novembre - Villanova in corto

Giovedi 22 novembre - i cortometraggi più belli di Villanova in corto
Festival dedicato al cortometraggio di genere e low budget. Presentano gli organizzatori.

segue la presentazione del festival:

Villanova in Corto è un concorso di cortometraggi. L’ennesimo, direte voi. In effetti in Italia i concorsi non mancano, ma se nasce l’esigenza di creare qualcosa di nuovo è perché il già esistente non basta, o non soddisfa appieno. Abbiamo girato in lungo e in largo, da spettatori, da giurati e da autori, ma siamo sempre tornati a casa con una sensazione di vaga delusione, come se per l’ennesima volta non avessimo trovato ciò che cercavamo.
Villanova in Corto vuole essere un festival che rispecchi il nostro modo di vedere il cinema. Un concorso con un carattere ben definito, tutto suo: un festival in cui vedere i corti che ci sarebbe piaciuto fare. Villanova in Corto è il festival che avremmo sempre voluto vedere. La nostra non è stata presunzione, ma soltanto bisogno di creare uno spazio di espressione che mancava.
Se certe parole non fossero state usate troppe volte a sproposito, avremmo definito un festival “Villanova in Cortoalternativo” e “indipendente”: “alternativo” come generi proposti, in un paese in cui i film “di genere” sembrano, se non scomparsi, almeno dimenticati o addomesticati in prevedibili prodotti commerciali; “indipendente” come spirito, al di là della logica commerciale che si è impadronita del cinema e degli inevitabili condizionamenti dovuti ad un qualsiasi tipo di budget che non sia un puro autofinanziamento fine a se stesso. I risultati di questa mercificazione del cinema sono sotto gli occhi di tutti: registi sempre più docili alle regole di mercato e opere sempre più povere di idee. L’essenza del cortometraggio è e deve essere la libertà di espressione: libertà di genere e libertà dal budget. Basta avere un’idea, qualche cosa da dire, una telecamera per riprenderla e il coraggio per farlo.
Villanova in Corto è un festival di genere che rifiuta ogni retorica e che si pone volutamente fuori, anche geograficamente, dai circuiti ufficiali. Così come nelle opere di genere, periferiche rispetto al cinema mainstream, anche in una piccola città di campagna come Villanova possono emergere fermenti espressivi e culturali fuori dal comune. Voci fuori dal coro, punti di vista diversi. Forse –perché no?- piccoli capolavori nascosti.
Villanova di Bagnacavallo, città giustamente famosa per le erbe palustri, è in grado di rivelare anche volti sorprendenti e poco conosciuti: è un luogo vivo, pulsante, in cui l’amore per le tradizioni e la valorizzazione delle radici si integrano con un’insospettabile voglia di fare, di esprimersi e di comunicare attraverso i mezzi più disparati: letteratura, poesia, musica, pittura, scultura, cinema.
Dietro l’apparente tranquillità c’è un’elettricità che vibra, un’energia che scorre anche non vista. Villanova in Corto è una scossa per la mente, un corto circuito contro la passività della vita quotidiana, una scarica elettrica che produce nuovi stimoli.
Villanova in Corto è un festival di idee, un’occasione di aggregazione e di libera espressione, un concorso di cortometraggi che predilige la sostanza all’apparenza, sostenuto da una giuria competente ed oggettiva. Vogliamo cortometraggi vivi, che dicano qualcosa, opere ben fatte realizzate con pochi soldi. Dateci una prova che si può fare.
Dateci corrente.

venerdì 16 novembre 2007

SABATO 17 Novembre - Il cardinale Ersilio Tonini intervistato da Nevio Casadio e proiezione de "La ballata di Giuliano"



SABATO 17 Novembre
Il cardinale Ersilio Tonini intervistato da Nevio Casadio e proiezione de "La ballata di Giuliano"

LA BALLATA DI GIULIANO di Nevio Casadio RAI TRE, (Durata: 52 minuti)

IL REPORTAGE HA VINTO LA SETTIMA EDIZIONE DEL PREMIO GIORNALISTICO TELEVISIVO ILARIA ALPI, CON LA SEGUENTE MOTIVAZIONE DELLA GIURIA PRESIEDUTA DA ITALO MORETTI:
“IL FENOMENO DELLE COSIDDETTE MORTI BIANCHE, TESTIMONIATO CON SORPRENDENTE CORAGGIO DA CHI QUOTIDIANAMENTE RISCHIA LA VITA IN LUOGHI DI LAVORO PRIVI DI FONDAMENTALI REQUISITI DI SICUREZZA”
Il film è dedicato alla memoria di Giuliano Valdi, un ragazzo 22enne di Verbania, dilaniato, il 23 dicembre del 1999, dall’esplosione dell’industria dove lavorava come operaio addetto alla smerigliatura di caffettiere di alluminio.
Un viaggio nella penisola italiana, da nord a sud, lungo le tragedie ordinarie che affliggono i lavoratori durante le loro mansioni, quotidiane. Una piaga, quella delle morti bianche, spesso dimenticata, trascurata dai mezzi d’informazione, una tragedia costante che pare debba rientrare, ineluttabilmente, nei processi produttivi sempre più improntati alla competitività.
L’autore porta le telecamere: a Cesena raccontando l’opera di pronto soccorso del 118 a una vittima di incidente sul lavoro; nel centro di riabilitazione di Monte Catone (BO), raccogliendo testimonianze di degenti, vittime di incidenti sul lavoro; sulla costa di Stintino in Sardegna, presso un cartiere per l’edificazione di un gigantesco complesso turistico, nel quale gli operai lavorano in assenza di qualsiasi forma di legalità, dalla sicurezza sul lavoro alla garanzia del salario. Una realtà dove impera la prassi del lavoro nero, all’insegna di forme ricattatorie e intimidatorie, costanti;
presso Termini Imprese (PA), rivelando la solitudine di un operaio che, stanco delle ingiustizie subite sul posto di lavoro, decide di denunciare lo stato d’illegalità alle forze dell’ordine. Alla solitudine dell’operaio, si accompagna quella di un maresciallo dei carabinieri, a contatto con realtà mafiose e ricattatorie;
a Palermo nei quartieri Vucciria e Zen, territori abbandonati al degrado assoluto, dove regnano miseria, abusi e illegalità, forme delinquenziali di ogni genere, al cui cospetto la prassi del lavoro nero diventa un fenomeno irrisorio;
ancora in Sardegna, presso le cave estrattive di granito, dove in un incidente sul lavoro, è rimasto ucciso, insieme al padre, un ragazzo di 13 anni; a Marghera e Ravenna, a confronto con le realtà dei lavoratori impegnati nei complessi chimici, vittime predestinate di malattie invalidanti, mortali, per via del contatto con sostanze tossiche a cui sono sottoposti nella lavorazione dei prodotti; presso le piccole fabbriche del Verbano-Cusio-Ossola, dove il sindacato stenta a tutelare i diritti dei lavoratori, in un territorio dove gli incidenti sul lavoro registrano punte altissime. Testimonianze di giovani operai, feriti nell’esplosione della fabbrica.
Alle testimonianze dei ragazzi ustionati in esplosioni verificatesi nelle fabbriche per la smerigliatura di caffettiere, si unisce la testimonianza dei genitori di Giuliano. La loro, una testimonianza drammatica che, nel film, costituirà il filo conduttore dell’intera inchiesta.

venerdì 9 novembre 2007

Sabato 10 e giovedì 15 - IL VENTO FA' IL SUO GIRO




"Il vento fa il suo giro", film "povero"
premiato dal passa parola del pubblico
Budget di 480 mila euro, attori non professionisti, dialoghi in tre lingue
e un tema di grande attualità, il difficile inserimento di uno straniero


Girato in una sperduta valle del Piemonte, con un budget talmente limitato che gli attori stessi e la troupe hanno contribuito a finanziarlo, Il vento fa il suo giro di Giorgio Diritti, uscito a maggio in sole quattro copie e costato appena 480 mila euro, è stato da subito ignorato dalla grande distribuzione, per i soliti motivi: un regista poco conosciuto, un cast di attori non professionisti e in gran parte sopra i sessant'anni, dialoghi in tre lingue (occitano, francese e italiano), sottotitoli, una location rustica tra greggi di capre e borgate di montagna in abbandono. C'era da aspettarsi un flop, invece Il vento si è rivelato un fenomeno del cinema d'autore. Tre mesi dopo l'uscita nelle sale ha avuto 38.000 spettatori (come se fosse andato a vederlo l'intera città di Spoleto) e una permanenza record nelle sale: 140 giorni di proiezione a Torino, 100 a Milano, 100 a Roma. E Il vento continua il suo "giro" in sei città italiane, sorretto dal tam tam degli spettatori e da un tema d'attualità: il difficile inserimento di uno straniero in una piccola comunità.

"È un grande risultato per un film italiano", dice Simone Bachini dell'AranciaFilm, coproduttore e distributore della pellicola. "Per ottenerlo abbiamo dovuto inventarci una strategia diversa da quella della distribuzione ufficiale, che promuove ogni film nello stesso modo. Abbiamo stabilito contatti con le associazioni di cinema, le sale autonome, le manifestazioni culturali, e tutte le realtà che potevano essere interessate a diffondere il film. Siamo andati ai festival, alle presentazioni e ovunque ci fosse il modo di incontrare il pubblico".

Questo lavoro sul campo ha dato un esito interessante: alcune sale, come il Centrale di Torino, hanno tenuto il film per un lungo periodo, confortate dalla presenza costante di spettatori. "Ricevevamo fin dal mattino decine di telefonate di persone che ci chiedevano se lo proiettavamo ancora. Erano interessati a vederlo perché ne avevano sentito parlare da altri", dice Gaetano Renda, proprietario del Centrale, che ha proposto il film senza interruzione dal 4 maggio al 6 ottobre. "È un film che stimola la riflessione, diverso dal cinema di consumo a cui siamo ormai abituati. Racconta con semplicità una storia forte, e il pubblico all'uscita sente il bisogno di parlarne".

Il vento fa il suo giro affronta con sguardo lucido diversi temi che non hanno ancora avuto in Italia (e forse neanche in Europa) un'adeguata elaborazione: lo spopolamento delle montagne, la difficoltà di accettare lo straniero, la chiusura delle piccole comunità. La storia è presto detta. Un pastore francese arriva con la moglie e i tre figli in un paesino dell'Alta Val Maira in provincia di Cuneo. È un ex professore che ha scelto di vivere in montagna e di dedicarsi alla produzione di formaggi. La discreta accoglienza iniziale da parte dei pochi abitanti del paese si trasforma presto in diffidenza e infine in ostilità. È difficile per la gente del posto accettare l'idea che un "forestiero" possa riuscire dove loro hanno fallito. Il film mostra l'abbandono delle borgate montane, ridotte ad agglomerati di seconde case, mentre l'attività produttiva si svolge in pianura, nelle stalle moderne prefabbricate tipiche del paesaggio padano.

Il film è girato in una valle alpina del Piemonte dove si parla occitano (una lingua di origine provenzale), ma potrebbe anche essere ambientato in Abruzzo o in Sardegna. Ovunque in Italia ci sono borghi in declino che non riescono a trovare una nuova identità, e che nello stesso tempo faticano ad accettare l'inserimento degli stranieri. Forse è per questo che il film piace a Torino come a Roma.

presenta il film
Roberto Cimatti, faentino, lavora nel cinema da anni, prima come operatore e poi come direttore della fotografia. Ha al suo attivo collaborazioni a oltre 50 lungometraggi.

domenica 4 novembre 2007

Giovedi 8 novembre - ANAM, IL SENZANOME. L'ultima intervista a Tiziano Terzani



Giovedi 8 novembre dalle 20.30

presentazione del libro fotografico di Ermes Ricci,
con Marco Pelliconi (Bacchilega editore) Alen Loreti (web master del forum e del sit
o www.tizianoterzani.com), Roberto Roversi e Mario Zanot

e

alle 21 proiezione di
ANAM, IL SENZANOME. L'ultima intervista a Tiziano Terzani. Un film di Mario Zanot.



La prima proiezione pubblica risale al 7 ottobre 2004 a Firenze. Da allora "Anam" ha viaggiato in tutta Italia. Scuole, teatri, associazioni, festival, fiere, università, piazze. Oltre 100 proiezioni, registrando sempre il tutto esaurito. L'intervista contenuta in questo DVD, realizzata dal regista Mario Zanot nel maggio 2004, è l'ultima testimonianza filmata di Tiziano Terzani, scomparso due mesi dopo nel suo ritiro dell'Orsigna sull'Appennino pistoiese.
Lo scrittore e giornalista, grande conoscitore dell'Oriente, per trenta anni corrispondente dall'Asia del settimanale tedesco Der Spiegel e collaboratore de la Repubblica e del Corriere della Sera, racconta se stesso in una sorta di "testamento spirituale" in cui si affollano pensieri e riflessioni sulla vita e sul mondo. Un documento eccezionale che integra e completa il precedente Il kamikaze della pace. Protagonista assoluto dello schermo, seduto a gambe incrociate sul pavimento o a passeggio tra gli alberi del giardino, Terzani guarda lo spettatore negli occhi e lo coinvolge in un colloquio intimo, che alterna momenti di pacatezza ad attimi di fervore, ma si mantiene sempre e fortemente appassionato. Colpiscono, come nelle pagine dei suoi libri, l'immediatezza e la spontaneità del racconto che spazia dal personale al pubblico e al sociale: il giornalismo, il viaggio, l'America, l'11 settembre, la religione, i giovani sono solo alcuni dei temi toccati nella conversazione. Particolarmente vibranti sono i brani dedicati alle riflessioni sulla malattia, sulla vita e sulla morte, "questa malattia con cui nasciamo, che è incurabile" e che fu oggetto della ricerca interiore a cui lo scrittore si dedicò negli ultimi anni della sua esistenza portandolo a scrivere il suo ultimo libro, Un altro giro di giostra.
Le riprese, durate due giorni, ci restituiscono l'immagine di un uomo provato dalla sofferenza fisica, ma profondamente sereno e consapevole del traguardo che sta per raggiungere.

martedì 30 ottobre 2007

Sabato 3 Novembre - LA RAGAZZA CHE SALTA NEL TEMPO



in collaborazione con Ars Ennesima nell’ambito della rassegna Quinto Ottobre Giapponese sarà proiettata un’animazione giapponese in anteprima per l’Italia


LA RAGAZZA CHE SALTA NEL TEMPO di Hosoda Mamoru (2006)


Una liceale maldestra e un po´ maschiaccia, che non sa decidersi tra i due compagni di scuola con cui si accompagna regolarmente, scopre improvvisamente di aver ottenuto il potere di tornare indietro nel tempo. Una commedia sentimentale di grande ritmo e struttura, a metà tra Ricomincio da capo e Orange Road. Premio speciale della giuria al Festival Internazionale di Annecy edizione 2007.

venerdì 26 ottobre 2007

Sabato 27 - Il lato oscuro della Turchia

Questo documentario nasce prima di tutto dall’esigenza di testimoniare la situazione delle comunità curde che vivono nelle baraccopoli delle grandi metropoli turche dell’ovest, baraccopoli frutto della migrazione forzata che durante gli anni ’90 ha costretto milioni di persone a fuggire dai propri villaggi d’origine nel sudest. Migrazione che non ha alla sua base ragioni economiche, ma precise responsabilità politiche.


Gececondu. Il lato oscuro della Turchia ( 60’ )

Documentario-inchiesta sulla situazione delle baraccopoli curde ad Istanbul (o Gecekondu: “abitazioni nate in una notte”) e degli interessi economico-speculativi e politico-culturali alla base del nuovo piano urbanistico che prevede lo smantellamento di queste ultime - ad Istanbul come nelle altre metropoli turche - per far posto a nuovi centri residenziali.
A partire dal febbraio del 2007, secondo i piani di riqualificazione urbanistica decisi dalle autorità politiche del Paese, è iniziato infatti il processo di sgombero delle baraccopoli curde sparse nelle grandi metropoli turche, per fare posto ai nuovi e “riqualificati” centri residenziali destinati ai cittadini turchi di Istanbul.
In base a tali piani, l’intera area di Istanbul riservata ai Gecekondu è destinata ad essere evacuata per lasciar posto a nuove e più “consone” abitazioni per i ceti medio-alti della società civile turca. Da sempre infatti, nell’ideologia ufficiale promossa dal governo e dai mass media del Paese, i Gecekondu sono considerati vere e proprie riserve di criminalità e sovversione, centri di potere deviato dove cova l’illegalità ed il dissenso verso il mainstream ufficiale.
In realtà, dalle numerose missioni compiute, dalle differenti realtà incontrate, dai racconti della gente del posto, dalle interviste fatte alle varie associazioni, partiti politici, organizzazioni per i diritti umani e realtà locali, istituzionali e non, si tratta ne più ne meno di luoghi di disagio, di disperazione ma anche di resistenza: spazi di “riproduzione” delle dinamiche sociali e culturali di quelli che erano un tempo i villaggi di provenienza di queste persone nel sudest del Paese, distrutti ed evacuati dall’esercito turco in seguito alle attività contro la guerriglia del PKK.
Riproposizione di spazi, quindi, che per quanto precari e difficili da vivere dal punto di vista abitativo, sanitario ed occupazionale, quindi economico, avevano il merito di riprodurre lo stile di vita comunitario e di assicurare un’economia di sussistenza fondata sull’agricoltura, sull’allevamento, su piccole produzioni artigianali e su lavori da ambulanti, ecc. Una economia comunitaria di sussistenza che, per quanto “misera”, permetteva a queste persone di sostenersi economicamente e “culturalmente” in un ambiente totalmente sradicato rispetto alla propria cultura e alle proprie tradizioni.
A questo proposito sono state intervistate le principali realtà politiche, urbanistiche ed economiche coinvolte nel piano, ma anche le realtà per così dire "amiche", che si battono per la salvaguardia dei diritti dei curdi di queste baraccopoli. Sullo sfondo la storia di un ragazzo di una di queste baraccopoli, Ayazma, che da Istanbul ripercorre fino a Cizre (Kurdistan turco) il tragitto all’inverso della propria famiglia, costretta alla fine degli anni ’80 a fuggire dal proprio villaggio d’origine per sfuggire alla repressione dell'esercito turco.



giovedì 25 ottobre 2007

giovedì 25 ottobre - Rosso Malpelo

Giovedì 25 viene riproposto il film Rosso Malpelo di Pasquale Scimeca.
Segue una foto di sabato scorso con il film presentato dal regista.

lunedì 15 ottobre 2007

IL REGISTA PASQUALE SCIMECA A BAGNACAVALLO CON IL SUO ULTIMO FILM: ROSSO MALPELO




Inaugura il 20 ottobre la seconda edizione di "nuovo cinema bagnacavallo" con il film Rosso Malpelo e l’incontro con il regista Pasquale Scimeca.
ispirato alla celebre novella di Giovanni Verga.
Girato in Sicilia, in provincia di Enna, proprio nei luoghi dove c'era il più grande bacino europeo per l'estrazione dello zolfo, il lungometraggio affronta il tema dello sfruttamento del lavoro minorile, che ancora oggi riguarda nel mondo 218 milioni di bambini. E di questi, circa un milione trascorre l’infanzia in miniera.


Al film è legato il progetto “Cento scuole adottano mille bambini”, elaborato dall’organizzazione “Movimento laici America Latina”, cui partecipano anche la Cgil, l’Associazione Libera, l’Arci e l’Agis Scuola. Si stanno infatti via via realizzando le proiezioni del film in cento istituti scolastici italiani: il ricavato dei biglietti andrà a costituire un fondo presso la Banca Etica che servirà ad adottare i ragazzini di due comuni boliviani, Atocha e Cotagaita, nella regione mineraria del Potosì, dove ancora molti minori lavorano nelle gallerie. L’obiettivo è di arrivare almeno a 500.000 euro, una cifra sufficiente a garantire per tre anni a 1.000 bambini un pasto completo al giorno, la scolarizzazione e l’acquisto di materiale didattico, oltre a progetti specifici per la depurazione delle acque, l'assistenza sanitaria e l’imprenditoria femminile. Alla realizzazione di questo obiettivo Scimeca aggiungerà sia gli incassi derivanti dalle sale cinematografiche, nelle quali il film sbarcherà in questi giorni, sia quelli dei diritti televisivi.

il film è riproposto giovedì 25 ottobre

Pasquale Scimeca nasce a Aliminusa, in provincia di palermo 1 febbraio 1956
Dopo aver frequentato il liceo si trasferisce a Firenze dove si laurea in lettere con specializzazione in storia contemporanea. Insegna storia e letteratura fino al 1989 quando fonda la casa di produzione indipendente Arbash Film, per la quale scrive e dirige il suo primo lungometraggio in 16 mm, La donzelletta. Nel 1992 partecipa con Un sogno perso al Festival di Taormina. Dirige il suo primo film in 35 mm Il giorno di San Sebastiano nel 1993 e lo presenta a Venezia. Il film vince il Globo d´oro della Stampa Estera come migliore opera prima. Nel 1996 I briganti di Zabut, ottiene una menzione speciale al Festival di Taormina e vince il Gran Premio della Giuria al festival di Grosseto. Nel 2000 esce Placido Rizzotto presentato a Venezia nella sezione Sogni e Visioni , nel 2003 Gli indesiderabili. Nel 2004 l'Alba International Film Festival gli ha dedicato una retrospettiva. Inoltre al Social Forum di Porto Alegre gira il documentario Senza Terra. Nel 2005 presenta a Venezia nella sezione Giornate degli autori-Venice Days La Passione di Giosuè l´Ebreo. Nel marzo 2007 presenta il film Rosso Malpelo, liberamante ispirato alla novella di Giovanni Verga, al 6° Alba International Film Festival, in luglio vince il premio Amnesty International al Giffoni Film Festival, l'11 agosto il film è in concorso al Clorofilla Film Festival. L'uscita nelle sale è prevista in ottobre.


Riconoscimenti
[
* 1993 Globo d'oro per la miglior opera prima a Il giorno di san Sebastiano *
1996 Premio della giuria a I briganti di Zabut al Grosseto Film Festival
*
2000 Premio Fedic a Placido Rizzotto alla 57° Mostra d'arte cinematografica di Venezia
*
2002 Premio Airone d'oro per la sceneggiatura a Placido Rizzotto al Miami latin film festival
*
2005 Premio Unesco a La passione di Giosuè l'ebreo alla 62° Mostra d'arte cinematografica di Venezia
*
2007 Premio Amnesty International a Rosso Malpelo alla 37° Giffoni Film Festival

giovedì 27 settembre 2007

Il Programma ottobre/dicembre 2007

OTTOBRE 2007

Sabato 20
ROSSO MALPELO di Pasquale Scimeca (Ita 2007, 90’, dram)
incontro con il regista: PASQUALE SCIMECA
Presentazione del progetto, sostenuto da Cgil, Libera, Arci, Agis Scuola, MLAL, che coinvolge il mondo studentesco e si propone di salvare “almeno mille fra i 140 mila bambini che, ancora oggi muoiono nelle miniere della Bolivia.

Giovedì 25
ROSSO MALPELO di Pasquale Scimeca (Ita 2007, 90’, dram)

Sabato 27
GECEKONDU: il lato oscuro e contraddittorio della Turchia
di Matteo Pasi, Marcello Dapporto e Miguel Gatti Gonzales (Ita 2007, 90’, doc)
incontro con i registi
in collaborazione con “Un ponte per…”


NOVEMBRE 2007

Sabato 03
LA RAGAZZA CHE SALTA NEL TEMPO di Hosoda Mamoru (2006)
in collaborazione con Ars Ennesima
nell’ambito della rassegna Quinto Ottobre Giapponese

Giovedì 08
ANAM - il senzanome. L’ultima intervista a Tiziano Terzani
di Mario Zanot (Ita 2004, 56’, doc)
in collaborazione con Rete Associazioni per la pace di Bagnacavallo

Sabato 10
IL VENTO FA IL SUO GIRO di Giorgio Diritti (Ita 2005, 110’, dram)
incontro con il regista: GIORGIO DIRITTI

Giovedì 15
IL VENTO FA IL SUO GIRO di Giorgio Diritti (Ita 2005, 110’, dram)

Sabato 17
LA BALLATA DI GIULIANO di Nevio Casadio (Ita 2001, 52’, doc)
incontro con il regista: NEVIO CASADIO
in collaborazione con Articolo 21

Giovedì 22
VILLANOVA IN CORTO: i cortometraggi più belli
presentano Giuseppe Argento, Filippo Borghesi, Gabriele Mari

Sabato 24
CHECOSAMANCA di Autori Vari (Ita 2006, 100’, doc)
In collaborazione con Eskimosa Feltrinelli

Martedì 27
DAL NEORALISMO ALLA SPERIMETAZIONE E RICERCA
incontro con il fotografo NINO MIGLIORI
in collaborazione con GRUPPO POLASER

Giovedì 29
FRANCO D'ANDREA - JAZZ PIANIST di Andreas Pichler
(ita 2006 - 55 min, doc.)
in collaborazione con Associazione Suburbia
Jazz&wine festival 4 Edizione

Venerdì 30
FRANCO D'ANDREA - JAZZ PIANIST di Andreas Pichler
(ita 2006 - 55 min, doc.)
in collaborazione con Associazione Suburbia
Jazz&wine festival 4 Edizione


DICEMBRE 2007

Sabato 01
LE FERIE DI LICU di Vittorio Moroni (Ita 2006, 93’, docfiction)
In collaborazione con myself cinema

Giovedì 06
LE FERIE DI LICU di Vittorio Moroni (Ita 2006, 93’, docfiction)

Sabato 08
MITUMBA di Raffaele Brunetti (Ita 2005, 53’, doc)
in collaborazione con Ass. Amici del Mozambico e
Ass. Burkina Faso

Giovedì 13
PREMIO GIORNALSTICO TELEVISIVO ILARIA ALPI
Finalisti premio produzione indipendenti 2007
In collaborazione con Premio Ilaria Alpi

Sabato 15
U.S.A. contro John Lennon di D. Leaf, J- Scheinfeld
(Usa 2006, 99’, doc.)

Giovedi 20
U.S.A. contro John Lennon di D. Leaf, J- Scheinfeld
(Usa 2006, 99’, doc.)




PROGRAMMA MOSTRE:

Dal 20 ottobre al 20 dicembre 2007

GRUPPO POLASER

"4 PASSI A ... BAGNACAVALLO" (DA MAN RAY A GALIMBAY)

giovedì 5 luglio 2007

Si riparte a Ottobre


a Ottobre ripartirà la seconda edizione di Nuovo Cinema Bagnacavallo.

a presto


nel frattempo...


vi aspettiamo all'arena delle Cappuccine a Bagnacavallo

www.arenabagnacavallo.com



giovedì 15 marzo 2007

Terminata con successo la prima edizione



Il successo di "Nuovo Cinema Bagnacavallo" dimostra che tentare nuove strade, per riscoprire il valore della visione collettiva del cinema è possibile. La prova è stata superata, la risposta di pubblico è stata superiore alle nostre aspettative.
Un successo per “L’orchestra di Piazza Vittorio” e “Fascisti su Marte”, i titoli più conosciuti in rassegna, ma anche documentari molto meno conosciuti come “Born into Brothels”. Quindi possiamo dire, ora con piacere, che raccontare lo stato del cinema del presente, proiettando film, e non solo, su supporto digitale è possibile.
E’ quindi con rinnovato entusiasmo che stiamo preparando la seconda edizione della rassegna, a partire dal 20 ottobre 2007.
Cercheremo di ampliare le tematiche affrontate, dal reportage al documentario sociale, dall’animazione al documentario d’inchiesta cercando di coinvolgere l’associazionismo locale.
Nel frattempo via aspettiamo per la XXIII edizione dell’arena estiva che avrà inizio il 14 giugno presso il Parco delle Cappuccine.


domenica 11 marzo 2007

Martedi 12 - L'amore che fugge


L’AMORE CHE FUGGE

docufiction
italia 2006 - DV 90 min

incontro con la regista MARIA MARTINELLI



L’amore che fugge racconta un mondo fatto di “singles” che, con mille contraddizioni, cercano una strada per il loro vivere sentimentale. Racconta dei sentimenti, dell’amore, della passione e della difficoltà sempre più profonda di riconoscere queste emozioni.
Oscillando fra momenti di inevitabile sconforto e grande energia, “l’amore che fugge” racconta che la vita sentimentale è anche un gioco e che l’amore è un rito in cui inventare sempre nuove regole.

Silvana, la titolare dell’agenzia matrimoniale, è una donna molto bella, alta, bionda, fisico da modella, lavoro che ha fatto in gioventù.
Ha aperto l'agenzia matrimoniale "Amicizia & Amore" tre anni fa a Ferrara e ora ha più di tremila iscritti.

La sua agenzia fa parte di un franchising composto da altre otto agenzie in Italia. I responsabili delle agenzie si incontrano una volta al mese, si scambiano le informazioni sugli utenti e così in questo modo le persone iscritte possono contare su un area più vasta di incontri, aumentando la possibilità “ di trovare l’anima gemella”.

Nell’agenzia, c’è di tutto, anzi di più di quello che si possa immaginare: giovani che pensano di trovare persone più serie e con intenzioni più determinate di quelle che incontrano in discoteca e nella loro vita; persone più mature, spesso separate e con figli, con più difficoltà di incontri nella vita di ogni giorno, fino ad arrivare agli anziani che ancora non hanno perso la speranza di passare la loro vecchiaia con qualcuno accanto.

Silvana, organizza due incontri al mese per ogni iscritto e loro, si fidano di lei, del suo intuito. Lei intreccia psicologie, profili e corpi, con quella capacità che a volte solo le donne hanno. A volte fa centro a volte no, ma sicuramente è dispensatrice di energia positiva e soprattutto crede nell’amore e nel “mito del principe azzurro”.

venerdì 9 marzo 2007

Sabato 10 - Azur e Asmar


Da un maestro del film d'animazione, una nuova favola educativa.

Azur ha gli occhi azzurri, Asmar ce li ha neri come la notte. Il primo è figlio di un nobile gelido, il secondo di un'amorevole balia, che cresce i pargoli come fratelli, raccontando a entrambi, ogni sera, alle porte del sonno, la leggenda della fata dei Jinns, che attende, da una prigione nascosta, il giovane che la libererà. Ma un giorno il padre di Azur lo manda lontano da casa per studiare e scaccia dalla sua dimora francese la nutrice e il piccolo Asmar. Solo una volta adulto, Azur si imbarcherà in direzione dell'Oriente per ritrovare i suoi cari e liberare la fata dei Jinns.
Lo guida l'eco di una lingua a noi sconosciuta, di cui serba il ricordo infantile (l'arabo, volutamente non doppiato né sottotitolato) e lo scorta lo sgradevole Rospù, un mendicante brutto e bianco che sputa sulla terra che lo sta ospitando e che gli dà di che sopravvivere. Prima ancora che un artista, Michel Ocelot è un incantatore, uno di quegli illusionisti capaci di magiche incongruità, come far uscire un animale da un oggetto vuoto o un film sul medioevo della civiltà islamica da un software 3D che più moderno non si può. Con Azur e Asmar, spettacolo nel quale si mescolano suggestioni da "Mille e una notte", Ocelot mette in scena la vicenda di un'amicizia elettiva tra un principe azzurro e un esotico Aladino inserendola nello schema della fiaba, e con questo ci ricorda che la realtà è ben diversa. Però, come insegna l'esempio di Azur, un racconto leggendario può guidare una vita, basta crederci. Basta attraversare il mare che ci divide dall'ignoto e capire che la differenza non è un segno di sottrazione ma uno scrigno di pietre preziose. Per illuminare i tanti sinonimi di Oriente e Occidente, il papà di "Kirikù" procede per contrari: una fiaba luccicante per raccontare la cecità del pregiudizio e l'ottusità della superstizione (occhi azzurri là, gatti neri di qua); un elenco di tutto quel che manca alla civiltà del mediterraneo per mettere in luce tutto quel che possiede. Un'operazione antiretorica degna dell'applauso. In questo gioco di specchi e porte gemelle, a ognuno il turno di riflettersi e riflettere per capire se si è più Asmar o più Azur o più Rospù. L'appello civile e morale non è alla tolleranza ma al riconoscere che –come in ogni fiaba che si rispetti- l'unione fa la forza. Ocelot vede nell'unione delle culture l'avvenire del mondo e lo comunica con il suo tratto ispirato tanto dai pittori fiamminghi che dalle miniature persiane e la sua tavolozza che mescola i colori di Francia con quelli della Turchia, dell'Andalusia e del Maghreb.

mercoledì 7 marzo 2007

8 Marzo - in occasione della festa della donna - Moolaadé


presenta la serata il Sindaco Laura Rossi



MOOLADE' di O. Sembene (Sen 2006, 123’)

vincitore al Festival di Cannes 2004 della rassegna Un Certain Regard


Ai margini del mondo, al centro della lotta

In un villaggio Africano quattro ragazzine fuggono per sottrarsi al rito dell'escissione, rifugiandosi nella casa di Collé Ardo, donna che sette anni prima si era rifiutata di sottoporre...
... la propria figlia Amsatou a questa pratica. La donna, terza di quattro mogli di un agricoltore del villaggio, dapprima sembra titubante per paura di conseguenze gravi, ma poi si appella allo spirito della Moolaadé, del diritto d'asilo, e offre rifugio alle piccole terrorizzate. Ne nascerà uno scontro tra valori interni lacerante, che porterà ad una contrapposizione sempre più pericolosa...

Non lasciatevi sfuggire questo film. Ousmane Sembene è il padre della cinematografia dell'Africa subsahariana, attivo da più di quarant'anni tra finzione e documentario e con in cascina diverse pietre miliari. Ma nonostante ciò, il suo cinema in Italia è quasi invisibile al di là di alcune ricorrenze festivaliere. L'uscita di Moolaadé è dunque una preziosa occasione per accostarsi all'opera di un cineasta preziosissimo, che con quest'ultima fatica non fa che confermare una scelta di rigorosa continuità stilistico-espressiva, nonché politica nel senso più militante del termine. Il suo è un cinema che si offre come 'discorso' ed ogni opera presa singolarmente si caratterizza come tassello di una visione complessiva di natura rivoluzionaria e marxista, avendo come sfondo sempre, invariabilmente, le realtà più nascoste e retrive dell'Africa nera.
In questo Moolaadé il tema di riferimento è quello dell'escissione, pratica diffusa soprattutto nei paesi dell'Africa subsahariana - ma non solo - e Sembene ce ne parla in un ottica tutta interna all'immaginario simbolico ancestrale delle culture tribali tradizionali (a-storiche, si sarebbe detto erroneamente un tempo). Come sempre, dispiegando con piglio didascalico la vicenda di una donna che, per proteggere quattro bambine fuggite dal rito purificatorio della Salindé (l'escissione, per l'appunto, cioè l'ablazione del clitoride tramite operazione chirurgica sommaria) oppone a questa legge consuetudinaria quella del diritto d'asilo per i fuggiaschi, incarnata nel potente spirito del Moolaadé.
La lotta diverrà sempre più strenua e radicale, contrapponendo in modo progressivamente più netto e marcato gli uomini e il gruppo di donne addette a praticare la Salindé da una parte e le madri del villaggio dall'altra. Fino ad uno scontro finale che sublima e fa esplodere tutta la potenza rivoluzionaria dello sguardo di Sembene, portando nel mezzo di un villaggio del Burkina Faso una rivolta femminista a tutti gli effetti ed emozionandoci non epidermicamente - dunque a breve termine - ma intellettualmente ed epicamente - dunque a lungo termine - con un'inquadratura finale che sostituisce l'uovo di struzzo conficcato da 150 anni sulla cima del minareto del villaggio (simbolo di tradizione e continuità, ma anche di una maternità trafitta e sofferente), con un'antenna televisiva. Non un invasione della cultura occidentale nel territorio del bon sauvage bensì, con una naivetè calcolata e splendida, l'auspicata via verso una comunicazione libera e consapevole.