Palazzo Vecchio - Piazza della libertà 5 - Bagnacavallo (RA)
tel. 320 8381863 - 329 2054014
e-mail: cinemabagnacavallo@gmail.com

venerdì 18 aprile 2008

grazie a tutti!

si è conclusa con successo la seconda edizione della rassegna Nuovo Cinema Bagnacavallo.
grazie agli spettatori e ai registi intervenuti

vi aspettiamo

il 12 giugno all'arena estiva
PARCO DELLE CAPPUCCINE

per

Bagnacavallo al cinema - estate 2008

giovedì 10 aprile 2008

Sabato 12 e giovedì 17 aprile - IO NON SONO QUI



Io non sono qui

Un film di Todd Haynes. Con Christian Bale, Cate Blanchett, Marcus Carl Franklin, Richard Gere, Heath Ledger, Ben Whishaw, Charlotte Gainsbourg, David Cross, Bruce Greenwood, Julianne Moore, Michelle Williams, Peter Friedman. Genere Musicale, colore 135 minuti. - Produzione USA 2007.


Profeta, cantastorie, contestatore. Anticonformista, folle, genio assoluto del novecento. Io non sono qui è un viaggio nel tempo di Bob Dylan, attraverso il ritratto di sei personaggi – colti ognuno in un aspetto diverso della vita artistica e privata del menestrello americano – che intrecciano le loro storie di protesta, disagio, erranza e solitudine in una performance evocativa diretta da Todd Haynes. Anche stavolta, in un'ambientazione che riecheggia gli anni sessanta – avvicinandosi con forza alle tematiche dei suoi film più noti come Lontano dal paradiso e Velvet Goldmine – il regista americano sperimenta una narrazione frammentata e psichedelica, utilizzando sei diversi stili di regia all'interno di ogni microcosmo narrativo.
C'è Arthur, poeta simbolista che porta lo stesso nome di Rimbaud, interrogato e poi condannato da una commissione d'inchiesta per i suoi presunti legami con gruppi sovversivi e di estrema sinistra. C'è Woody (Guthrie) un bambino di undici anni scappato da un riformatorio e pronto a raggiungere il capezzale del morente omonimo, il cantante folk che ha influenzato per lungo tempo la musica di Dylan. Poi c'è Jack cantore della protesta al tempo della guerra in Vietnam, Robbie attore e motociclista, Jude l'androgino e cinico cantante folk, e per finire l'illuminato pastore John e il vecchio Billy (The Kid), ispirato al celeberrimo criminale. Quello di Todd Haynes è più di un mockumentary o di un omaggio al Dylan che più amiamo (non a caso è l'unico ritratto che lo stesso Dylan sembra aver davvero apprezzato), ma una miscela perfetta di musica, arte visiva, cinema. Fotografia rigorosa, sei registri narrativi che si intrecciano sul calare degli anni '70, quando le illusioni e le utopie di un mondo migliore si infrangevano definitivamente sul campo di battaglia di una guerra infinita e inutile. C'è la musica, allora, a risollevare le sorti di un'umanità stanca, a dar voce ai poveri e ai diseredati, ma c'è anche il cinema – di Todd Haynes – che ogni volta restituisce la magia delle atmosfere magiche perse nei ricordi.

guarda il trailer

venerdì 4 aprile 2008

MODIFICA AL PROGRAMMA - Sabato 5 e giovedi 10 - Viaggio in India


per problemi dovuti alla distribuzione cinematografica e indipendenti dalla nostra volontà, il film "Parole sante" è stato cancellato dalla programmazione.
Ci scusiamo per l'inconveniente.





Sabato 5 e giovedì 10 aprile


Viaggio in India


Un film di Mohsen Makhmalbaf. Con Mahmoud Chokrollahi, Mahnour Shadzi, Karl Maass. Genere Drammatico, colore 86 minuti. - Produzione India 2006.



Un viaggio di nozze intenso e colorato attraverso le contraddizioni della realtà indiana Un uomo e una donna partono dall'Iran per consumare il viaggio di nozze in India. Lei è credente, lui ateo e comunista. Il subcontinente si rileva subito un terreno di confronto e scontro; per lei l'esperienza è di natura spirituale, per lui è l'emblema di quel che può fare "l'oppio dei popoli". Con Viaggio in India, Mohsen Makhmalbaf dà vita a due personaggi complessi e moderni. Lei, prima che una credente una donna decisa a credere, è una figura sensibile ma libera e leggera; su di lui, invece, scetticismo e materialismo pesano come un doloroso carico e la sedia che porta sempre sulle spalle non ne è che un simbolo. I due sposi cercano una risposta alla loro diversità, ma in verità trovano altre e nuove domande. La prima tappa del viaggio è la migliore: trascinati da un fotografo incontrato sul treno, uomo e donna si recano a vedere con i loro occhi il santone che ferma il treno con la forza dello sguardo, salvo poi scoprire che il povero vecchio è prigioniero dei suoi adoratori e incapace di fuggire. Colorato, intenso, con una nota di surreale, l'episodio descrive meglio di ogni altro a venire le contraddizioni del subcontinente indiano che i due protagonisti sono intenti a visitare e a cercare di comprendere. Il tono di questo scorcio di viaggio si fa rimpiangere più che mai quando, a metà film, Makhmalbaf lascia la donna per seguire l'incontro dell'uomo con una prostituta e scivola in tutti i difetti che erano stati del precedente lavoro, Sesso e Filosofia, opera ridondante e ombelicale. È questa anche la parte in cui lo stile documentaristico, che fino a questo momento ha caratterizzato il film, lascia il posto a inquadrature più ricercate che appaiono troppo artefatte. In seguito, il percorso dei nostri riprende quota, per finire nella città santa di Benares, dove l'induismo si manifesta in tutti suoi riti, belli e atroci, lungo le rive del Gange. Ricorrendo alla figura di un terzo oratore, un occidentale che ha scelto di vivere in quel luogo, il discorso del regista si sposta su posizioni relativistiche. Lo straniero elenca le varie risposte che ogni religione offre al mistero della vita e della morte e ne scaturisce una lezione di tolleranza, sentimento sempre più caro al regista iraniano, che l'ha indagato nel contenuto e nella forma anche in opere precedenti (per esempio in Tempo d'amare, dove mostrava le varie possibilità di sviluppo di uno stesso tema). Con Viaggio in India Makhmalbaf dimostra così di aver ritrovato l'ispirazione smarrita e lo sguardo curioso e morale con cui si è fatto conoscere.